Getti di calcestruzzo con il caldo e con il freddo: gli errori che costano cari
Sopra i 30 gradi o vicino allo zero il calcestruzzo cambia comportamento. Cosa fare prima, durante e dopo il getto per evitare fessure e resistenze basse.
Il calcestruzzo è lo stesso tutto l'anno, il cantiere no. Con il caldo l'impasto perde acqua e lavorabilità troppo in fretta; con il freddo la presa rallenta e, se l'acqua gela, il getto può danneggiarsi in modo irreparabile. Quasi sempre il problema non è la ricetta, ma quello che succede in cantiere nelle prime ore e nei primi giorni.
Quando si parla di «caldo» e di «freddo»
Le linee guida tecniche indicano di prendere precauzioni particolari quando la temperatura dell'aria scende sotto i 5 °C o quando la temperatura del calcestruzzo al getto rischia di superare i 30–32 °C. Come riferimento, la temperatura del calcestruzzo fresco dovrebbe restare tra circa 10 °C e 30 °C. Le prescrizioni precise sono quelle del progetto e del capitolato, che possono rimandare alla norma UNI EN 13670.
Con il caldo: gli errori più comuni
- Aggiungere acqua in autobetoniera per recuperare lavorabilità. È l'errore più diffuso e il più dannoso: abbassa la resistenza e aumenta il ritiro. Se serve lavorabilità, va gestita con additivi previsti dal fornitore.
- Gettare nelle ore più calde. Meglio programmare il getto al mattino presto o, per grandi volumi, nelle ore più fresche.
- Casseri e ferri roventi. Bagnarli prima del getto, senza lasciare ristagni d'acqua, riduce lo shock termico.
- Tempi morti tra autobetoniere. Con il caldo l'impasto si irrigidisce in fretta: coordinare bene le consegne evita riprese di getto non previste.
- Superfici lasciate al sole e al vento. L'evaporazione rapida provoca fessure da ritiro plastico nelle prime ore, soprattutto su solette e pavimenti.
Con il freddo: gli errori più comuni
- Gettare su fondi o casseri gelati. Neve, ghiaccio e brina vanno rimossi prima del getto.
- Non proteggere il getto nella prima notte. Teli, coperte isolanti o casseri coibentati aiutano a trattenere il calore prodotto dal cemento.
- Scasserare con i tempi dell'estate. Con il freddo la resistenza cresce più lentamente: i tempi di disarmo vanno allungati e decisi dal direttore dei lavori.
- Ignorare le previsioni. Una gelata nei giorni successivi al getto può fare più danni di un getto in una giornata fredda ma protetta.
La stagionatura: la parte che si dimentica
Dopo il getto il calcestruzzo deve restare umido abbastanza a lungo da sviluppare la resistenza prevista e limitare il ritiro. Con il clima caldo e secco le linee guida indicano una maturazione umida di almeno 3–7 giorni, con teli bagnati, nebulizzazione o prodotti stagionanti. La norma UNI EN 13670 definisce le classi di stagionatura in base all'esposizione, al tipo di calcestruzzo e alle condizioni climatiche.
Cosa annotare
Per ogni getto conviene annotare nel giornale dei lavori data e ora, temperatura dell'aria, protezioni adottate, prelievi per i provini e tempi di disarmo. Se dopo qualche settimana compare una fessura o un provino dà valori bassi, quelle note sono la prima cosa che servirà per capire cosa è successo.
In sintesi
- Sotto i 5 °C di aria o sopra i 30 °C di impasto servono precauzioni particolari.
- Mai aggiungere acqua all'impasto in cantiere.
- Proteggere il getto: dal sole e dal vento d'estate, dal gelo d'inverno.
- Stagionatura umida di almeno qualche giorno, più lunga con clima secco.
- Annotare tutto: temperature, protezioni, prelievi, disarmo.